Gatti che diventano nocivi.

La notizia dei piani di abbattimento dei gatti in Australia dovrebbe far pensare, soprattutto tutti quegli animalisti fanatici che non capiscono che preservare la natura è una questione complessa. Le lotte a favore delle singole specie a rischio estinzione mi trovano totalmente partecipe, ma le battaglie per tutti gli animali ad oltranza sono vantaggiose solo per quelle associazioni che ogni anno raccolgono milioni di euro di fondi e se ne fregano del reale impatto che alcune specie hanno sull'ambiente.

I gatti sono cacciatori eccellenti.

In Australia gli stessi gatti, tornando allo stato brado e riproducendosi con molta facilità, sono diventati un problema, ovviamente per colpa dell’uomo, a cui ne è sfuggito il controllo. È stimato che i gatti selvatici in Australia sterminano più di 1 miliardo di esemplari di piccola fauna tra volatili e rettili. L’uomo ha il dovere di porre rimedio e recuperare la situazione, non può permettere che il problema degeneri mettendo a serio rischio la biodiversità. Come in Italia per le nutrie, gli animalisti chiedono a gran voce di intervenire con campagne di sterilizzazione, ciò non sarebbe risolutivo se non forse a lungo termine, e comporterebbe costi elevati a carico dei contribuenti. La scelta di un piano d’abbattimento è la soluzione razionalmente più utile alla comunità e all'ambiente; vedere i gatti protagonisti di questi problemi ci ricorda che non esistono animali di serie A e di serie B, la biodiversità va tutelata sempre, anche quando il problema sono animali che normalmente siamo abituati a coccolare.


Altro caso critico in Italia, a cui ho già accennato in passato, è il lupo.

Ormai lontano dal rischio estinzione, inizia a preoccupare a causa della larga diffusione, del numero di esemplari e per colpa dell’ibridazione con il cane, che ne sta cambiando le abitudini, rendendolo meno diffidente. Ciò si riflette in attacchi sempre più frequenti a greggi e allevamenti in alpeggio, oltre che in rischiosi avvistamenti vicino a zone abitate.


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